(IN)MERITO AL LAVORO: L’ASSISTENZIALISMO ROVINA L’ITALIA

Questa mattina ne parlavano tutti i giornali, del fatto che siamo i peggiori. Siamo in coda dietro alla Spagna (-10,9%) e alla Francia (-10,6%). 

Colpa dell’inaspettata pandemia da Coronavirus, certo. Forse, in parte. Ma c’è molto di più, le cause sono molteplici. Perché il Covid è arrivato a febbraio ma molti dei motivi di questa crisi sono antecedenti allo scoppio dell’epidemia. Sono cause endogene.

Il Coronavirus è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso

Ci raccontiamo storielle, assumiamo commissari, pensiamo all’anno prossimo…quando, domani o nei prossimi giorni, molte famiglie e aziende italiane non ce la faranno più. Aiutarle nel 2021 sarà troppo tardi, saranno già fallite.

Non c’è più tempo

Tanto chiacchiericcio per la riapertura delle scuole, quando basta imitare i paesi che hanno già aperto senza inventarsi ingegnosi divisori in plexiglas o opere strutturali (le scuole riaprono tra un mese e mezzo, agosto compreso!).

Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere.

Tanto fumo e niente arrosto anche per il turismo. “Viviamo di turismo” e poi gli destiniamo (soltanto) 3 miliardi. Per intenderci, i nostri cugini francesi ne hanno stanziati 18, di miliardi di euro. Per non parlare del bonus vacanze, per cui tutti gli albergatori dovrebbero sentirsi presi in giro da un sistema che non li conosce. Anzi, non vuole conoscerli. Chi non può anticipare i soldi ci rimette, perde clientela, paga dipendenti e fornitori, paga le tasse…e la prossima stagione chiuderà, fallirà. Ecco, queste misure ci fanno sentire proprio così, falliti. Dimenticati. Impotenti.

Intanto, se tutto andrà bene, perderemo 1,2 milioni di posti di lavoro entro la fine del 2020. 4 italiani su 10 stanno facendo fatica a pagare il mutuo e uno su tre esaurirà tutti i suoi risparmi nel giro di tre mesi. Più di un’azienda su tre rischia di chiudere. Basta chiacchiere. Ripeto, non c’è più tempo.

“primum vivere deinde filosofari”

«prima [si pensi a] vivere, poi [a] fare della filosofia»

Siamo gli ultimi in classifica, in un campionato che non si è mai interrotto. Il nostro gioco è penalizzato da una tattica che potremmo definire assistenzialismo.

L’assistenzialismo proprio dei DPCM di questi mesi, dove a mancare è stato il sostegno alla crescita. 

Basta sperperare le modiche risorse raccolte con bonus che servono per lo più a intasare le testate dei quotidiani.  Basta ipotecare il futuro, nostro e dei nostri figli, con misure propagandistiche, insostenibili finanziariamente e visibilmente assistenziali.

Non è una novità connessa al virus che negli anni a venire il numero dei pensionati supererà quello dei lavoratori, e di conseguenza il costo dell’assistenza aumenterà.

Ora che il Covid-19 ha amplificato il fenomeno della disoccupazione, il numero di coloro che, con il loro lavoro, contribuiscono a sostenere questo sistema, diminuirà enormemente. Il caos. Le persone a bordo del sistema aumentano, ma quelli destinati a trainarlo diminuiscono.

Lavoro, e merito

La soluzione per rilanciare l’Italia non sta nell’assistenzialismo, ma nella capacità di assicurare nuove, maggiori opportunità a lavoratori e imprese. Forse, sì, la soluzione sta nella meritocrazia. Meritocrazia, a tutti i livelli.

Il termine meritocrazia fu coniato come titolo di un romanzo fantascientifico-satirico da parte del politico laburista britannico Michael Young. In L’avvento della meritocrazia, scritto nel 1958 ma ambientato nel 2033, si profetizza uno stato dispotico in cui la posizione sociale degli individui viene determinata unicamente dalle loro capacità lavorative e intellettive. E per qualcuno è ancora un concetto negativo…

Ma anziché criticare il concetto di meritocrazia, dovremmo studiare il modo in cui possa essere completato questo disegno egualitario.

Merito vuol dire esclusione di privilegi di classe o di partito, di nepotismo, di clientelismo e di anzianità come criteri per la selezione dell’élite. 

Bisogna guardare con attenzione al contesto Italia. Ad esempio, a tutti quei notai che sono figli di notai e a quanti magistrati sono figli di magistrati. O a quanti pochi dipendenti pubblici sono assunti a seguito di concorso pubblico. O a quanto gioca il criterio dell’anzianità.

La meritocrazia, così intesa, si basa sulla possibilità concessa a tutti, senza alcuna distinzione, di accedere in forma competitiva alle cariche e agli uffici pubblici e privati, e di procedere nelle carriere sempre secondo questi criteri.

E meritocrazia vuol dire efficienza

Poiché la meritocrazia avvenga, come detto, “senza distinzione”, occorrono azioni pubbliche che riducano evidenti differenze, perché sappiamo bene che ci sono ragazzi che crescono in famiglie colte ed altri no, che ci sono giovani che possono andare all’estero e altri no, che ci sono persone che hanno più mezzi di altre… Sì, parlare di meritocrazia vuol dire assumersi la responsabilità di portare a termine il suo disegno egualitario

«I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi» – art 34, Costituzione.

Merito vuol dire assumersi delle responsabilità

Il merito di assumersi delle responsabilità, oggi, in molti casi, sembra mancare. Ed è così che il ministro dell’istruzione ha bisogno di un commissario…

Concludo con una citazione:

“Mio nonno mi disse una volta che ci sono due tipi di persone: quelli che fanno il lavoro e quelli che si prendono il merito. Mi disse di cercare di essere nel primo gruppo; ci sarà sempre molta meno competizione.” – Indira Gandhi

E dal libro “I pilastri della terra” di Ken Follett:

“Nel suo mondo, il sistema migliore per ottenere qualcosa consisteva nel meritarlo, non nell’adulare chi aveva il potere di concederlo.”

Anzi, un’altra citazione ancora:

“Sembra che non ci si renda conto mai che il merito e la buona fortuna sono strettamente legate.” – Goethe

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